Mentre gli italiani, invogliati da titoli in prima pagina della versione on line del più diffuso quotidiano nazionale, dibattono sul "dove sarà Fabrizio Corona" (ma chissenefrega!), un altro latitante è stato raggiunto in questi giorni in Inghilterra, dove si trova dallo scorso novembre nonostante sia indagato per associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale.
Si tratta di Fabio Riva, vicepresidente dell'Ilva di Taranto che però resterà a Londra in libertà vigilata (l'Inghilterra ha negato l'estrazione richiesta dai giudici italiani).
Come riportato dai quotidiani, agli arresti domiciliari rimangono ad oggi Emilio e Nicola Riva, rispettivamente padre e fratello di Fabio.
Anche Luigi Capogrosso, ex direttore della fabbrica si trova ai domiciliari, mentre Girolamo Archinà, ex consulente addetto alle relazioni istituzionali, è in carcere.
La vicenda è nota ma ci interessa segnalare alcuni articoli che ne mostrino anche una visione diversa, dal punto di vista di chi non vuole sottostare al ricatto implicito (ma neanche poi tanto) de "o il lavoro o la salute".
Coloro che si stanno sbracciando e strappando i capelli sui giornali a maggiore diffusione e nelle tv, affermando che se l'azienda non può più produrre a causa della "cattivissima" magistratura che ne ha bloccato l'attività non potranno essere pagati gli stipendi, mentono sapendo di mentire.
L'azienda ha macinato profitti per anni, forse i denari guadagnati sulla pelle di chi lavora nella fabbrica e di chi vive vicino ad essa sono stati spostati altrove volontariamente per essere introvabili (fin dalle prime ricerche formali effettuate dalla GdF si è trovata poca liquidità per un'azienda che dichiarava profitti per circa 2 miliardi di euro l'anno a partire dal 1995).
La prima voce fuori dal coro è certamente quella del Comitato dei Cittadini Liberi e Pensanti, che ha "dato scandalo" e si è fatto conoscere quando ha osato irrompere con un tre ruote alla manifestazione sindacale lo scorso agosto.
Il Comitato ha un blog e una pagina facebook.
Il sito di Carmilla si occupa da tempo di questa vicenda e sono stati pubblicati vari articoli da quanto la stessa è diventata di fama nazionale.
Qui l'ultimo di questi articoli, in cui si svela la realtà dei fatti sulla situazione della produzione e delle scorte, nonché la situazione sulla salute (tra cui, la diagnosi di tumore alla prostata per un neonato di 3 giorni).
L'immagine in apertura di questo post, con un reparto desolatamente vuoto di persone e materiali, è tratta dalla pagina facebook del Comitato stesso, postata ieri sera: dov'è quindi tutto il materiale che dovrebbe essere bloccato perché non si sarebbe dovuto poter vendere e dov'è lo spazio mancante per immagazzinare altra produzione? Dove sono gli operai? In cassa integrazione.
Su Carmilla potete trovare altri articoli sulla legge promulgata ad hoc per far continuare la produzione e sulle risoluzioni AIA, sulle relazioni e i comportamenti dei sindacati e su una storia di acciaio tratta dal libro Amianto - una storia operaia di Alberto Prunetti.
Infine, a fronte di un "padron Riva" che afferma che "le donne di casa in azienda non devono mettere piede" , in questo post una visione femminile di chi ha voluto conoscere il Comitato da vicino.
Nel frattempo oggi, per la visita del ministro Clini a Taranto, la città viene militarizzata e bloccata. Le risposte dello Stato ai cittadini che rivendicano diritti sono sempre di più di tipo repressivo, o per lo meno, di "forza preventiva" schierata a monito.
Buona lettura.
P.S. domenica 27 gennaio, Presa Diretta Rai 3 sarà dedicata all'Ilva, titolo della puntata "Lavoro Sporco".

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