Notizia di oggi: da un treno Eurostar Frecciargento partito da Roma in direzione Brescia si è staccato di netto un portellone mentre il treno era in movimento. Nota su uno dei maggiori giornali mainstream: quello stesso portellone è stato imbrattato dai no TAV.
Cioè, fatemi capire: se imbratto con lo spray un portellone di un Eurostar, quello si stacca?
Per fortuna (sigh) l'agenzia nazionale della sicurezza ferroviaria sta indagando e si scopre che nel 2011 ci sono state 120 anomalie sui treni Eurostar.
Ma il portellone che si stacca è colpa dei no Tav.
In Italia c'è una situazione socialmente difficile (anche se come è noto siamo tutti ricchi e i ristoranti sono sempre pieni) e potenzialmente esplosiva.
Commento in prima pagina dei giornali: la Val di Susa è un pericoloso focolaio di anarchici.
Da oggi, per essere di moda non si dovrà più dire "piove, governo ladro" bensì "piove, colpa dei no Tav della Val di Susa".
Se piace, possiamo dare la colpa ai compagni resistenti della Val di Susa anche dello strano clima di 16 gradi in questi ultimi giorni di febbraio, oppure delle copiose nevicate del mese scorso e perché no, magari anche del terremoto, dello tsunami e del disastro nucleare in Giappone (forse stiamo esagerando ma perché mai dovremmo limitare la nostra fantasia?).
Le informazioni in questi giorni sono tante, si trovano ovunque in tv, sui giornali e in rete ma sono purtroppo quasi sempre solo di parte.
Di un'ampia parte (destra e quasi-sinistra unite in questo caso) che ha interesse a presentare un movimento popolare e vario solo come violento ed anarchico - per dire, continuano a mostrarci i pericolosi insultatori di pecorelle ma nessuno ci ha mostrato la veglia di preghiera no Tav davanti al CTO di Torino.
Un movimento che da più di 20 anni difende il territorio italiano da un'opera costosa e inutile oltre che dannosa per l'ambiente. Persone che vivono quotidianamente limitazioni di movimento in un'area trasformata praticamente in zona militare, dove per transitare sui propri terreni serve un lasciapassare e dove ai posti di controllo puoi attendere anche più ore per rientrare a casa tua.
Su nessun giornale troverete motivazioni chiare e argomentate del perché questo progetto debba a tutti i costi andare avanti: troverete invece le solite dichiarazioni che ci ricordano che l'opera serve al Paese, che è stata decisa da governi democraticamente eletti e che non si può tornare indietro.
Non troverete indicazioni che spiegano come gestire buchi/trafori in una montagna che contiene amianto, non troverete dettagli su lavori assegnati senza regolari gare d'appalto richieste tra l'altro dalle normative comunitarie, non troverete informazioni in merito ad alcune società a cui sono state assegnate i lavori che sono già note alla giustizia (ma che sorpresa, si parla di 'ndrangheta...)
La decisione di effettuare quest'opera è stata presa 20 anni fa sulla base di un modello di sviluppo dell'economia (doppio sigh) che sta mostrando il suo limite (è ovviamente un'eufemismo)
Solo questo dovrebbe darci un'idea di quanto sia miope questo continuo ribadire tesi ormai superate dagli eventi oggettivi di crisi economica e produttiva.
Per noi, questi dati sono "parlanti": all'Italia, secondo le stime del 2006, l'opera in alcuni tratti costerebbe 235 milioni di euro a chilometro. Circa:
4 cm di Tav = 1 anno di pensione; 3 m di Tav = una scuola materna con quattro sezioni; 500 metri di Tav = un ospedale da 1200 posti o 226 ambulatori o 36 sale operatorie; 1 km di Tav = 55 treni pendolari nuovi.
Numeri che, specialmente in questo momento di "rigore" e di tagli lineari dovrebbero far riflettere.
Crediamo sinceramente che se alcuni dettagli fossero noti, i più capirebbero le ragioni di questa resistenza civile per il bene comune perché "per essere notav non bisogna essere valsusini, basta essere onesti e informati".
Qui e qui trovate documenti e studi, anche piuttosto tecnici e dettagliati, che spiegano il perché della contrarietà a quest'opera.
Qui potete firmare un appoggio popolare all'appello di 360 docenti e tecnici, che riassume brevemente le ragioni di cui sopra.
Un commento di Ugo Mattei dal Manifesto sui fatti specifici di questi giorni.
Forza Luca Abbà.

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