Nonostante la nostra scarsa attitudine a frequentare messa&co., ieri abbiamo voluto essere presenti alla funzione celebrata in stazione Centrale sottopasso Tonale da Don Antonio Mazzi per tutti i poveri di Milano.
Avremmo voluto vedere più cittadini milanesi presenti ma evidentemente questa messa delle 14.30 celebrata per gli ultimi della città non "vale" quanto la messa della mezzanotte in Duomo e nelle altre chiese, dove è possibile sfoggiare abiti nuovi e visi contriti e concentrati nella preghiera (!).
O ancora, forse, la messa delle 14.30, che ha visto presenti i City Angels, non piace proprio a tutti - noi ne abbiamo conosciuti alcuni e li abbiamo visti nelle loro attività con chi ha bisogno di aiuto, di ogni genere, e per quanto ci riguarda le 5 persone che abbiamo incontrato svolgono un "lavoro" egregio e pieno di umanità.
Per noi, le parole di Don Mazzi sono stato quanto di più religioso, sociale e politico si sia sentito in questi ultimi tempi.
Parole chiare, semplici, decise, di accusa ma anche di speranza.
(Non è proprio questo che dovrebbe essere il Natale nel suo senso più vero e profondo? Non dovrebbe essere semplicemente la rinnovata speranza di una luce nuova che porti amore e giustizia, senza i tanti finti orpelli che gli abbiamo appiccicato nei secoli?)
Prima della funzione Don Mazzi ha parlato personalmente con alcuni presenti ed un uomo ha quasi urlato che, di questo passo, l'anno prossimo a questa messa non saremmo stati in 1.000 ma in 10.000.
Don Mazzi ha ripreso questa frase nella sua omelia.
La nuova povertà ha il nome di "mancanza di lavoro".
Ha parlato delle tante richieste che arrivano sul suo tavolo che nell'ultimo anno riguardano molto spesso donne, uomini e anche intere famiglie in difficoltà dopo aver perso il lavoro e di conseguenza la casa, vista l'impossibilità di pagare un affitto. E infine dell'incapacità involontaria e dolorosa di avere anche il minimo indispensabile per nutrire i figli.
Canone d'affitto che a Milano, denuncia il Don, è altissimo e per essere equo dovrebbe essere ridotto di almeno cinque volte. Da qui la richiesta alla nuova amministrazione cittadina di avere una migliore gestione di tutte quelle case vuote che possono e devono essere riempite ma non con l'occupazione che deriva dalla rabbia ma dal riconoscimento del diritto ad un' abitazione dignitosa.
In questo senso, ha rivolto anche un pensiero agli studenti fuori sede, il futuro del nostro Paese, che spesso non sono in grado di pagare affitti in nero di 350 euro a testa per 4 persone in un minuscolo appartamento da 40 mq.
In tutto questo, dove sono i cattolici, si chiede Don Mazzi? Perché non vogliono vedere, o peggio, sono proprio la causa del problema?
Gesù guarderà noi, qui, adesso che siamo riuniti in preghiera in una strada oppure guarderà solo alla grande messa in Duomo?
Don Mazzi afferma che Gesù è il primo senzatetto della storia, allontanato in povertà dalla città sia al momento della sua nascita che in quello della morte.
Il vero messaggio del Vangelo è quello di essere vicini al povero e di aiutarlo in ogni modo possibile (a questo punto Don Mazzi fa un riferimento molto preciso agli ori della chiesa che potrebbero e dovrebbero essere utilizzati in un modo certamente migliore).
Se le persone ma soprattutto i cattolici, quelli che "sono cattolico perché vado in chiesa" non hanno ancora capito il messaggio più importante del Vangelo, allora che smettano di definirsi tali. Don Mazzi dice chiaramente, più di una volta, "io mi vergogno di loro".
E conclude, con un po' di amarezza, che ogni anno la situazione è peggiore perciò è evidente che il messaggio primario ancora non è passato.
A fine funzione, una preghiera ed un applauso di solidarietà ai lavoratori della Wagon-lits che hanno occupato da settimane un pilone della stazione Centrale per protesta contro la perdita del lavoro.
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Oggi leggiamo in un blog un commento negativo, seppur rispettoso, nei confronti di Don Mazzi, che celebrerà una messa anche al circo, noto luogo di sfruttamento di animali non umani.
In noi, però, rimane vivo e pieno di rabbia mista a commozione il significato profondo delle parole dell'omelia di Don Antonio di ieri pomeriggio, di fronte a donne e uomini e ragazzi e anche qualche bimbo (accidenti) che ogni giorno lottano per mantenere la propria dignità.
Parole di un religioso speciale (ce ne sono altri, ma non molti...) che nella vita reale e pratica quotidianamente lavora per rendere vere le parole del Vangelo in cui ha fede.
Parole sentite direttamente, che una volta tanto hanno fatto in modo che anche noi fossimo pienamente d'accordo con un prete.
Auguri sinceri a tutti coloro che forse non hanno più nulla da perdere se non la vita stessa ma anche a chi ogni giorno si impegna e lotta perché il giorno seguente possa essere migliore per tutti.

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