Lo scorso sabato 26 novembre è stata la giornata della colletta alimentare, gestita dalla Fondazione Banco Alimentare.Per vari motivi, non abbiamo aderito a questa proposta che negli scorsi anni invece non ci era sembrata poi così male.
In effetti, in un momento in cui da ogni parte ci viene detto, e in alcuni luoghi si può vedere con i propri occhi, che la povertà è in aumento e che sono sempre di più le persone costrette a rivolgersi ad associazioni che si occupano di assistenza alimentare e anche abitativa - persone fino a ieri con una vita dignitosa che scivolano nella povertà a causa "semplicemente" della perdita del lavoro salariato - sembra brutto e cinico e anti-sociale non partecipare ad un'iniziativa nazionale di questo genere.
Ci sono però alcuni spunti di riflessione, ripresi anche dalla rete, che ci hanno fatto pensare e decidere di non partecipare.
La Fondazione Banco Alimentare è parte integrante della Compagnia delle Opere, che come tutti sappiamo è il braccio attivo di Comunione e Liberazione.
Che è a sua volta strettamente legata alla Fondazione San Raffaele, nell'occhio del ciclone in questo ultimo periodo a causa dei comportamenti finanziari disinvolti del suo fondatore e di chi lo circonda, che hanno portato al commissariamento della Fondazione stessa e dell'ospedale, riconosciuto centro di eccellenza medica.
Sono notizie recenti, e fortunatamente conosciute dall'opinione pubblica, l'acquisto da parte della Fondazione di un aereo di lusso di quasi 20 milioni di Euro per i viaggi tra Roma, Olbia ed il Brasile oppure la costruzione, sulla gigantesca cupola di Milano dell'edificio che ospita l'università, di un angelo in vetroresina e acciaio inox, alto più di 8 metri che è costato 2,5 milioni di Euro.
Perciò quest'anno consideriamo la partecipazione alla colletta alimentare non solo una scelta di tipo umanitario ma anche etica e di opportunità politica e sociale.
E ci chiediamo : è etico che una fondazione che ha "chiuso gli occhi", sicuramente da anni, davanti a tanto spreco venga a chiedere a pensionati e lavoratori e cittadini di donare, facendoli quasi sentire in colpa se non lo fanno?
Noi crediamo di no.
Senza contare che dal punto di vista prettamente economico, acquistare prodotti nuovi da dare in beneficenza alla fine della catena distributiva è paradossale.
E' ovvio che non pensiamo che non si debba fare niente, al contrario, serve fare di più.
Ma suggeriamo di rivolgerci ad associazioni locali, laiche e anche cattoliche, di cui si conosce e si possa valutare direttamente l'azione.
Basta guardarsi intorno (con il principio dei cerchi concentrici) con un po' di attenzione e le occasioni per donare si trovano sicuramente: in alcuni piccoli paesi queste attività vengono svolte dalla sezione locale del sindacato oppure dal parroco, per esempio.
Inoltre, pensiamo che sarebbe opportuno diffondere un diverso modo di fare "beneficienza", che parta dagli attori della catena distributiva e non - solo - da fondo.
Le nostre pattumiere straripano di materiale ancora utilizzabile e anche su questo argomento veniamo riempiti di informazioni e di dati su cosa potremmo fare per ridurre gli sprechi, soprattutto quelli alimentari che dal punto di vista etico sono oggettivamente i peggiori.
Il 10% dei soldi spesi dagli italiani per l'acquisto di prodotti alimentari finisce nella spazzatura, quantificabile mediamente in circa 600 Euro a famiglia, pari ad 1/3 di quando acquistato. Economicamente, buttiamo 37 miliardi di Euro, il 3% del PIL italiano.
1 miliardo di persone non ha cibo per sopravvivere, 1,5 miliardi di persone soffre invece per malattie dovute al troppo cibo.
Si stima che nel 2009 siano stati sprecati 20 milioni di tonnellate di cibo, capaci di sfamare la popolazione di uno stato europeo, la Spagna, con 3 pasti al giorno per un anno.
In Italia è attiva da anni l'Associazione Last Minute Market, a cui anche il programma SuperQuark ha dedicato un servizio la scorsa estate
http://www.lastminutemarket.it/
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-3ead0cf3-c3c0-4a9a-859d-693abbd5e01d.html#p=0
Last Minute Market nasce come attività di ricerca dell'Università di Bologna nel 1998 e dal 2003 è diventata una realtà imprenditoriale e opera su tutto il territorio nazionale con progetti territoriali per il recupero dei beni invenduti (o non commercializzabili perché vicini alla scadenza o perché su una confezione di più pezzi uno dei tanti è danneggiato) a favore di enti caritativi.
Nelle condizioni sopra citate, il prodotto che è ancora utilizzabile diventa però nullo, perde il suo prezzo perché commercialmente non ha più un valore e addirittura diventa un costo, anche ambientale, perché deve essere smaltito.
L'idea vincente ed apparentemente banale ma almeno inizialmente di non facile applicazione, come lo stesso Professor Andrea Segrè, ideatore del progetto racconta, è quella di recuperare ciò che è ancora utile e donarlo a chi ne ha bisogno.
Meno sprechi, meno rifiuti, meno inquinamento, più cibo da distribuire equamente, più solidarietà, più risparmio.
Quindi, se proprio non possiamo fare a meno di acquistare i prodotti in grandi catene di distribuzione perché nella nostra aerea di residenza è ormai rimasta poca altra scelta (purtroppo in alcune zone ci sono enormi centri commerciali a distanza di 10 km l'uno dall'altro, e nel mezzo i supermarket di paese...), cerchiamo almeno di scegliere aziende che siano legate a questo progetto o ad uno simile (ove possibile, ovviamente sono largamente preferibili i produttori locali magari biologici, i Gruppi di Acquisto Solidale, i piccoli negozi).
Chiediamo al banco del servizio clienti se la catena partecipa a questo tipo di iniziative e se la risposta è no (e lo sarà probabilmente, per svariati motivi che a noi sembreranno scuse farlocche), facciamoci portatori attivi di questo tipo di istanze.
Anche questa piccola azione personale ci rende consumatori più consapevoli.
Crediamo che anche questi minimi gesti individuali, se moltiplicati e diffusi, possono essere in grado di spostare le scelte economiche e le politiche distributive.
Buone "buone azioni" a tutti.

Nessun commento:
Posta un commento