Nel 1800 eravamo 1 miliardo, nel 2045 - con il ritmo attuale di crescita - saremo 9 miliardi.
National Geographic in collaborazione con l'Accademia cinese delle Scienze di Pechino - che ha raccolto foto attraverso programmi statali di ricerca tecnologia per 10 anni - e con l'aiuto di un artista digitale, utilizzando 7000 figure, ha ricostruito la fisionomia della tipologia umana più comune sul Pianeta Terra: si tratta di un maschio cinese di circa 28 anni (nel 2030 però l'umano-tipo avrà sembianze indiane).
Sul fatto che sia maschio non dovremmo avere dubbi: ancora oggi in molte nazioni un neonato femmina non ha le stesse "speranze di vita" di un maschio, e non per motivi naturali.
Che sia cinese è altrettanto scontato, visto che è il paese più grande e popoloso, nonostante la politica del figlio unico introdotta alla fine degli anni '70 nell'ambito della pianificazione famigliare - recentemente leggermente rivista.
A questo proposito, però, è bene ricordare che quanto sopra menzionato ha portato ad un disequilibrio, proprio in Cina, tra maschi e femmine: oggi nascono 119 maschi ogni 100 femmine e si calcola che nel 2030 vi saranno oltre 30 milioni di maschi cinesi che non potranno trovare una compagna nel loro Paese (già oggi accade che in alcune provincie si "importino" donne dai paesi amici limitrofi).
Che sia, infine, un giovane di 28 anni dà speranza per l'essere umano: i giovani sono comunque più numerosi dei vecchi, anche se non in Italia e in Europa.
Ma tutto ciò pone anche ovviamente altre domande.
Riusciremo a non distruggere il Pianeta?
Riusciremo ad invertire la rotta oppure continueremo dritti dritti verso questa deriva?
Le risorse della Terra basteranno per tutti?
Oppure, appurato che sicuramente basteranno, saremo capaci di distribuirle in un modo migliore e più equo, evitando gli sprechi per garantire a tutti un livello dignitoso di vita?
Dovremmo forse arrivare, finalmente, a pensare che non serve inventare macchinari sempre più sofisticati per trivellare ghiaccio e fondale marino per chilometri e chilometri pur di trovare altro petrolio (che muove denaro, potere e guerra) ma imparare ad utilizzare al meglio le energie rinnovabili, che si dimostrano sempre più efficaci.Dovremmo innanzi tutto scegliere di ridurre i consumi, piuttosto che essere disposti a pagare sempre di più per poter mantenere quelli attuali.
Dovremmo impegnarci ad essere un esempio virtuoso per i Paesi in via di sviluppo, in modo che diventi anacronistico accusare l'occidente di essere cresciuto a spese del Pianeta e, ora che tocca agli altri, alzare bandiere ambientaliste che possono sembrare fuori luogo.
Ci piacerebbe che la qualità della vita non fosse misurata in base alla quantità delle cose che si possiedono.
E' certo anche che non possiamo bacchettare, come cattivi maestri, chi sta lavorando per uscire da livelli di povertà assoluta, chiedendo loro di fare tutto lo sforzo per salvare la Terra dopo che per qualche secolo qui si è gozzovigliato spensieratamente.
La riduzione della popolazione, è noto, passa attraverso una maggiore scolarizzazione, soprattutto delle bambine. Tutti i Paesi che investono in una migliore istruzione hanno visto diminuire il proprio tasso di crescita della popolazione.
La sfida forse non è tanto quella di ridurre le persone ma di renderle tutte più compatibili con l'ambiente naturale in cui vivono.
A questo link un breve video di National Geographic sull'argomento.
http://www.nationalgeographic.it/dal-giornale/2011/01/18/video/7_bilion-171131/index.html
Le fotografie sono tratte dal sito di National Geographic:
la prima è di Citta del Messico, fotografo Pablo López Luz.
La seconda invece è una vetta, svanita in un giorno, dei monti Appalachi in West Virginia, fotografia di J. Henry Fair, dove le società minerarie lavorano senza sosta per estrarre il carbone necessario a produrre la metà dell'elettricità negli USA.

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